18/01/2023
da Farmacia Bonelli

L’attività fisica regolare fa bene alla salute: consente di mantenere sotto controllo il peso corporeo, aiuta a sentirsi in forma, previene l’insorgenza di patologie croniche a carico del metabolismo e delle articolazioni, favorisce il benessere psicologico poiché facilita la liberazione di endorfine. Ma, come in tutte le cose che riguardano l’organismo, ci vuole cautela e attenzione, soprattutto quando ci si rimette in moto durante la stagione invernale. Dietro l’angolo, infatti, per chi non è sufficientemente allenato, sono nascosti rischi legati ai piccoli traumi che possono manifestarsi quando si chiede troppo al proprio corpo oppure, sfortunatamente, ci si imbatte nelle conseguenze di qualche movimento non proprio corretto. È per questo che prima di scendere in pista o di riattivarsi per tornare in forma è meglio prepararsi per limitare i rischi, magari legati alla lunga inattività di settimane passate alla scrivania con le articolazioni, i tendini ed i muscoli che ormai arrugginiti rischiano di andare incontro a piccoli e grandi problemi. Anche in palestra o correndo, se non si prendono le opportune precauzioni e non si effettua la giusta preparazione, il rischio è dietro l’angolo.

Durante le attività sportive cresce il pericolo di andare incontro a incidenti ad ossa, muscoli, tendini e articolazioni. Nei casi più comuni, specie in seguito ad una caduta, si tratta di semplici contusioni – ematomi, ferite ed escoriazioni – che possono portare ad un forte dolore nell’area interessata, spesso associato a rossore e gonfiore. Soprattutto in presenza di lesioni sulla pelle, è importante disinfettare sempre con cura la ferita, proteggerla da potenziali infezioni con una garza medicata ed eventualmente assumere medicinali che contribuiscano a ridurre l’infiammazione, come i Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei). Tutti questi rimedi sono disponibili in automedicazione e i farmaci possono essere applicati direttamente sulla cute o assunti per via generale.

Più problematica è la situazione quando si verificano altri fenomeni, come ad esempio la contrattura muscolare. Questa compare spesso dopo uno sforzo intenso ed è la conseguenza di un insufficiente allenamento. È il tipico malanno di chi fa sport solo occasionalmente e, con un movimento male eseguito, provoca un indurimento dei muscoli delle braccia e/o della gambe. Per alcuni giorni, senza fare ulteriori sforzi, conviene poi assumere farmaci ad azione antinfiammatoria (in compresse o pomate) capaci di ridurre anche il dolore e sostanze miorilassanti, che distendono i muscoli affaticati, riportando la situazione alla normalità. Se poi compaiono i crampi, il muscolo, costretto a sopportare uno sforzo eccessivo, si blocca. La cura di questa condizione è semplice e passa attraverso la “decontrazione” del muscolo colpito. Ad esempio estendendo la gamba in caso di crampo al polpaccio, come si vede fare ai massaggiatori delle squadre di sportive in TV. Riportando lentamente l’arto in posizione normale con una forza continua il muscolo si rilassa ed il dolore sparisce.

Sul fronte dei traumi, infine, occorre prestare attenzione, oltre che agli strappi muscolari, alla comparsa di dolori articolari a danno della spalla e del ginocchio, alle distorsioni o alle distrazioni, vale a dire quelle piccole lesioni dei fasci legamentosi che possiamo procurarci dopo ore di sport sulla neve.

Importante poi fare attenzione a scegliere l’abbigliamento e l’attrezzatura giusta per ogni sport.

Gli ematomi, le ecchimosi e i piccoli edemi legati ad un trauma possono essere trattati con relativa facilità. Il trattamento dopo una caduta, specie se non ci sono state ferite ed escoriazioni – che vanno comunque sempre pulite e disinfettate – ma la zona lesa diventa gonfia e dolente, prevede innanzitutto l’applicazione di freddo, che esercita una potente azione sulla circolazione sanguigna riducendo il flusso ematico ai vasi lesionati. Un impacco di ghiaccio o la spruzzata degli spray disponibili in farmacia aiutano a controllare i sintomi. Dopo pochi minuti conviene trattare la parte colpita applicando pomate, creme o gel in grado di favorire il riassorbimento del sangue uscito dai vasi. In questo senso, specie nei casi più gravi possono essere impiegati anche prodotti da assumere per bocca che, come ad esempio i Fans, oltre a limitare il dolore, circoscrivono l’infiammazione. In caso di contratture o affaticamenti muscolari fondamentale è sempre fermarsi non appena si manifestano i primi fastidi. La cura, visto che la contrattura non prevede alcuna alterazione strutturale del muscolo ma solo un suo cattivo funzionamento, prevede l’impiego di farmaci antinfiammatori e miorilassanti (capaci cioè di indurre un “rilassamento” nelle fibre muscolari iperattive). Si possono associare anche pomate o gel che abbiano un azione diretta sul dolore e sull’infiammazione. In caso di strappi muscolari o lesioni dei legamenti occorre agire rapidamente, specie se si rompono i vasi sanguigni e quindi si ha fuoriuscita di sangue nella sede articolare che si gonfia ed appare molto arrossata, tumefatta e calda. La terapia va prescelta dallo specialista a seconda della gravità della lesione. Nei casi più semplici può bastare un bendaggio rigido, mentre in quelli più gravi può essere necessaria, anche se non vi è frattura dell’osso, l’ingessatura dell’articolazione o un intervento chirurgico per ricostruire il legamento. Comunque sia, anche nelle fasi iniziali, la parte colpita non deve essere massaggiata né riscaldata. Lo strappo muscolare è spesso preceduto da un dolore apparentemente sopportabile, soprattutto nel momento in cui il muscolo è ancora “caldo”, provocato da uno stiramento. Se non si riesce a cogliere questo segnale premonitore e si continua nello sforzo il rischio di strappo muscolare aumenta. Quando la fibra muscolare si rompe insorge immediatamente un dolore molto forte, seguito quasi subito dall’impossibilità di muovere normalmente la zona corporea “spinta” dal muscolo leso. Ogni qualvolta si tenti di fare un movimento, il dolore tende ad aumentare. Molto spesso la parte malata si gonfia e diventa bluastra per la lesione dei vasi che irrorano il muscolo e conseguente fuoriuscita del sangue. Prima norma: mettere subito a riposo il muscolo leso. La gamba, o comunque l’arto interessato, vanno tenuti rialzati e sulla parte malata deve essere applicato un impacco freddo (va benissimo una borsa del ghiaccio). Questa misura ha il significato di ridurre l’ematoma e la perdita di sangue dai vasi muscolari. Inoltre, il ghiaccio è molto utile anche in caso di distorsioni e in generale per i dolori articolari. Ovviamente si possono associare in tutti i casi farmaci ad azione antinfiammatoria, che riducono l’impatto dell’infiammazione e il gonfiore.

12/01/2023
da Farmacia Bonelli

Molto comune in questo periodo grazie all’arrivo della pioggia e del freddo improvviso, il mal di gola è uno dei principali problemi che interessa anche i più piccoli.

Collegato ai più comuni malanni invernali, questo disturbo spesso è accompagnato da febbre, mal di testa e raffreddore e può durare per diversi giorni se non trattato in maniera adeguata.

Anche se riuscire ad identificare il mal di gola nei bambini piccoli e nei neonati può essere un po’ complesso, vista la loro impossibilità di esprimersi correttamente, ci sono alcuni campanelli d’allarme da tenere bene a mente che devono far scattare subito i genitori in stato di allerta.

Difficoltà nella deglutizione, improvvisa inappetenza, raucedine o abbassamento della voce sono tra i segni più evidenti al pari di respirazione affannosa, presenza di placche in gola e linfonodi ingrossati sono tra i più comuni. In questi casi è sempre consigliabile consultare il pediatra che sarà in grado di consigliare i farmaci giusti per il mal di gola.

Ci sono però alcune piccole attenzioni che è possibile mettere in pratica in autonomia per aiutarli a combattere il dolore alla gola.

Generalmente ci sono spray, sciroppi o caramelle per la gola baby e altri prodotti studiati appositamente per questo scopo.

Rimedi mal di gola

Caldo, idratazione e alimentazione equilibrata sono tutti ottimi consigli per trattare il mal di gola nei bambini.

Tutelare i piccoli tenendoli al caldo, cercando di fargli ingerire bevande calde come la camomilla e prediligendo brodini e vellutate con omogenizzato a pranzo e cena potrà aiutare nella deglutizione e dare un po’ di sollievo alla gola arrossata.

Aifa lancia l'allarme: Medicinali introvabili per problemi produttivi o elevata richiesta

05/01/2023
da Farmacia Bonelli

Non si trovano antibiotici e antipiretici come ibuprofene e paracetamolo, ma anche antiepilettici, antipertensivi e antitumorali. La lettera di Gizzi al ministro Schillaci

Mancano farmaci soprattutto quelli contro raffreddore e influenza. Secondo Aifa la carenza di oltre tremila preparati, di cui 554 per problemi produttivi o distributivi, elevata richiesta, discontinuità nella forniture o ridotta disponibilità. Il segretario generale di Federfarma Roberto Tobia spiega al Messaggero che la: "Situazione è peggiore rispetto alla pandemia". Non si trovano antibiotici e antipiretici come ibuprofene e paracetamolo, ma anche antiepilettici, antipertensivi e antitumorali. Tra la risalita dei casi di Covid e il boom dell’influenza stagionale, vari tipi di medicinali comuni – in Italia e non solo – sono diventati, dunque, quasi introvabili. L’ultimo bollettino dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) riporta la carenza di oltre tremila farmaci, di cui 554 per problemi produttivi o distributivi, elevata richiesta, discontinuità nella forniture o ridotta disponibilità. Nella lista compaiono tutti i più comuni farmaci da banco antinfluenzali: Tachipirina, Efferalgan, Tachidol, Tachifludec, Neoborocillina. Ma anche l’amoxicillina (un antibiotico generico) preparati fondamentali per le cure di malattie croniche (ad esempio il Levodopa) e per i pazienti oncologici (lo Zofran). O il Ventolin, fondamentale per chi soffre d’asma. Una situazione frutto di una combinazione eccezionale di fattori, che ha portato – dice al Messaggero il segretario nazionale di Federfarma Roberto Tobia – a una carenza persino “più alta, anche se leggermente, che nel periodo più buio della pandemia”.

I motivi sono vari. In primo luogo la dipendenza dell’Italia da Paesi come India e Cina nella produzione di principi attivi: “A causa della pandemia e del lockdown, gli stabilimenti situati in questi Paesi hanno rallentato la loro produzione. Per evitare conseguenze simili e avere una maggiore tranquillità bisognerebbe fare in modo di essere più indipendenti in futuro”, spiega Tobia al quotidiano romano. La crisi delle materie prime, aggiunge, fa mancare ad esempio “il materiale per il packaging dei farmaci, l’alluminio per i blister che contengono le medicine, il salice per le fiale e le bottiglie di sciroppo, e addirittura il cartone, un materiale che sottovalutiamo ma che è fondamentale per la distribuzione”. Non da ultimo, “la paura di non trovare questi farmaci spinge i cittadini all’acquisto anche senza che ce ne sia bisogno”.

E il problema, come detto, non riguarda solo l’Italia.

Dopo l’allarme di farmacisti e Farmindustria anche le farmacie comunali mettono in allerta sulla carenza di farmaci. “Si sta verificando, sempre di più, la mancanza dei farmaci distribuiti dalle farmacie: le farmacie comunali ritengono non più sostenibile tale situazione”, afferma il presidente dell’associazione delle farmacie comunali Assofarm, l’aquilano Venanzio Gizzi, in una lettera indirizzata al ministro della Salute Orazio Schillaci, al quale chiede di intervenire per affrontare tale criticità.

“Appare evidente – sottolinea Gizzi – che il fenomeno dei farmaci mancanti è dovuto in parte alla mancanza di materie prime per la produzione ed il confezionamento degli stessi da parte dell’industria, in parte ad una maggiore richiesta di alcuni farmaci per la cura dei contagi influenzali e del Covid-19”. Ma rimane da valutare, “con serenità ed equilibrio – avverte – il fattore riguardante l’esportazione verso Paesi ove il prezzo di alcuni farmaci è più alto rispetto a quello della vendita nel nostro Paese. Le farmacie comunali non praticano tali operazioni e ritengono ingiusto, soprattutto per la popolazione, subirne eventuali conseguenze”. “Le chiedo, pertanto – conclude il presidente Assofarm – un Suo autorevole decisivo intervento in merito, tendente a neutralizzare la situazione dei farmaci mancanti per la distribuzione ai cittadini”. Assofarm chiede inoltre un incontro al ministro per sottoporre le iniziative ed i programmi che l’associazione promuove “nell’interesse del sistema farmacie e quindi della popolazione bisognosa di servizi per la salute”.

Froben

13/12/2022
da Farmania Amministrazione

Armolipid PLUS

16/11/2022
da Farmania Amministrazione

PSA

24/10/2022
da Farmacia Bonelli

L’antigene prostatico specifico ( PSA) è una glicoproteina prodotta dalla prostata che ha la funzione di mantenere il liquido seminale solubile e viene utilizzata come marcatore tumorale, in quanto i suoi valori nel sangue aumentano significativamente in presenza di un carcinoma prostatico.

Quando e perché viene prescritto il test?

Le principali linee guida per gli screening clinici finalizzati alla diagnosi precoce del tumore alla prostata indicano che il test del Psa può essere richiesto a uomini adulti in salute.

L’esame del Psa totale e l’esplorazione del retto risultano necessari in presenza di sintomi associabili ad una malattia della prostata quali:

  • minzione frequente o dolorosa
  • dolore al bacino e alla schiena

Il medico può richiedere questo esame a soggetti che hanno familiarità con il carcinoma prostatico o fattori di rischio per questa patologia, anche in assenza di sintomi specifici. In questi casi, le analisi possono essere già anticipate in un’età compresa tra i 40 e i 45 anni.

Qual è il campione richiesto?

Il campione di sangue necessario per misurare la concentrazione ematica di antigene prostatico specifico è quello venoso.

Come ci si prepara all'esame?

Nei due giorni che precedono l’esame, è necessario seguire alcune indicazioni quali:

  • Evitare l’attività sessuale
  • Non praticare attività fisica intensa
  • Non assumere prodotti (integratori) o farmaci in grado di alternare i valori di Psa

Bisogna, a tal proposito, tenere sempre informato il medico rispetto ai trattamenti che si stanno seguendo.

Il prelievo di sangue, inoltre, andrebbe effettuato prima di un’esplorazione del retto o di un esame della prostata che possono alterare i risultati del test.

Quando il valore del Psa è preoccupante?

Una persona sana che non presenta particolari patologie dovrebbe avere una concentrazione ematica di Psa inferiore ai 4 nanogrammi per millilitro. L’età è un fattore che va considerato nella valutazione dei livelli di Psa.

Al di là dei fattori anagrafici, anche alcune condizioni possono alterare la concentrazione di Psa nel sangue. Tra le principali ci sono:

  • guida prolungata della moto
  • utilizzo della bicicletta
  • esplorazione rettale
  • rapporto sessuale recente con eiaculazione
  • ecografia trans-rettale

A fronte di uno dei casi sopra riportati, dunque, è necessario attendere qualche giorno per effettuare l’esame del sangue del Psa.

Prevenzione maschile

21/10/2022
da Farmacia Bonelli

Abbiamo da poco concluso il mese della prevenzione rosa, ovvero il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno che vede coinvolte le donne. Novembre è il mese dedicato alla prevenzione maschile principalmente prevenzione al tumore alla prostata, tumore alla vescica e tumore al testicolo ma anche di tutte le malattie che coinvolgono cuore e pelle.

Prevenzione al tumore alla prostata

La prostata è una ghiandola che appartiene all’apparato riproduttivo maschile e ha il compito di produrre e custodire il liquido seminale, è una delle parti del corpo maschile maggiormente esposta a neoplasie. Una prostata non in salute comporta una serie di disturbi e sintomi evidenti che possono influenzare negativamente sulla qualità della vita come, ad esempio, la difficoltà ad urinare, difficoltà nell’erezione.

Come già detto importante è fare prevenzione che significa:

  • eseguire esami medici, a partire dai 40/45 anni in presenza di famigliarità è utile eseguire esami del sangue per valutare il livello di PSA
  • sentire poi medico curante e/o specialista per effettuare ulteriori accertamenti

Prevenzione Serena

28/09/2022
da Farmacia Bonelli

Prevenzione Serena è il programma di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore della mammella, del collo dell’utero e del colon-retto messo a punto dalla Regione Piemonte. È offerto a tutti i cittadini residenti o domiciliati con scelta del Medico di Medicina Generale nel territorio piemontese ed è attuato dalle Aziende Sanitarie Locali in collaborazione con le Aziende Sanitarie Ospedaliere. Fa parte delle reti europee dei programmi di prevenzione per questo tipo di tumori e collabora, oltre che con le Aziende Sanitarie piemontesi, anche i Comuni, l’Ordine dei Medici, la Società Italiana di Medicina Generale e le Facoltà di Medicina piemontesi.

I test che fanno parte del programma sono:

  • la mammografia bilaterale per lo screening del tumore della mammella
  • il Pap test o il test per la ricerca del DNA di Papillomavirus umano (test HPV) per lo screening del tumore del collo dell’utero
  • la ricerca del sangue occulto nelle feci o la sigmoidoscopia flessibile per lo screening del tumori del colon-retto.

Che cosa sono gli screening oncologici

Gli screening per la prevenzione dei tumori (screening oncologici) sono interventi sanitari effettuati su una popolazione per individuare le persone che potrebbero avere la malattia, quando essa non dà ancora sintomi. Per fare questo si utilizzano test semplici o esami, che consentono di rilevare forme tumorali o pre-tumorali con molto anticipo. Questi test ed esami sono efficaci e sicuri, non troppo invasivi e con effetti collaterali trascurabili. Se si riconosce la malattia nelle sue prime fasi è possibile iniziare le cure tempestivamente, con maggiori probabilità di preservare la qualità della vita e, soprattutto, di salvare la vita stessa. Inoltre se si individuano lesioni che non sono ancora dei tumori, ma alterazioni che possono precederli, spesso è possibile curare ed eliminare queste lesioni prima che evolvano verso il cancro vero e proprio, con piccoli trattamenti che sono poco invasivi.

Ma attenzione:

i test iniziali di screening non bastano da soli a diagnosticare una malattia: servono unicamente ad individuare quelle persone per le quali sarà necessario fare altri esami di approfondimento

fare un test di screening non significa impedire automaticamente l’insorgenza di un tumore, però permette di intervenire prima e in modo meno traumatico, offrendo migliori possibilità di terapia e guarigione

è necessario ripetere i controlli periodicamente, perché, anche se al momento del test la malattia non c’è, un tumore potrebbe svilupparsi successivamente

Prevenzione Serena è presente su tutto il territorio piemontese.
Per ottenere informazioni o modificare il tuo appuntamento puoi telefonare al numero verde

  800-001141 attivo 7 giorni su 7 dalle ore 8.00 alle ore 20.00

La prevenzione è la prima arma

27/09/2022
da Farmania Amministrazione

Lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario si rivolge alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e si esegue con una mammografia ogni 2 anni.

Sono stati identificati molti fattori di rischio per questo tumore, alcuni modificabili, come gli stili di vita, altri invece no, come l'età (la maggior parte di tumori del seno colpisce donne oltre i 50 anni) e fattori genetici e costituzionali. Tra gli stili di vita dannosi si possono citare, per esempio, un'alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, l’abitudine al fumo e una vita particolarmente sedentaria.

Ci sono inoltre alcuni fattori legati alla vita riproduttiva che possono influenzare il rischio di tumore del seno:un periodo fertile breve (prima mestruazione tardiva e menopausa precoce) e una gravidanza in giovane età sono protettive, così come l'allattamento al seno.

La prevenzione del tumore del seno deve cominciare a partire dai 20 anni di età con controlli annuali del seno eseguiti da uno specialista senologo, affiancati alla mammografia biennale dopo i 50 anni o all'ecografia, ma solo in caso di necessità, in donne giovani.

Autopalpazione

27/09/2022
da Farmania Amministrazione

L'autopalpazione è un esame che ogni donna può effettuare comodamente a casa propria: permette di cogliere precocemente cambiamenti nelle mammelle.

L'esame si svolge in due fasi: l'osservazione permette di individuare mutazioni nella forma del seno o del capezzolo, la palpazione può far scoprire la presenza di piccoli noduli che prima non c'erano.

Quando si parla di autopalpazione si pensa solo a un esame per la ricerca di noduli nella ghiandola mammaria, ma in realtà grazie a questo esame possono emergere altri segnali che devono spingere a consultare un medico, come retrazioni o cambiamenti della pelle, perdite di liquido dai capezzoli e cambiamenti di forma della mammella.

A partire dai 20 anni l'esame può essere effettuato una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo. Rispettare questi tempi è importante perché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili e si potrebbero di conseguenza creare, in alcuni casi, confusioni o falsi allarmi.

È bene ricordare che, oltre agli ormoni, anche l'età, il peso corporeo, la familiarità e l'uso di contraccettivi orali influenzano la struttura del seno. A volte, specialmente nelle donne giovani, il seno è particolarmente denso e difficile da valutare correttamente con l'autoesame.

Tra i 40 e i 50 anni l'incidenza (cioè il numero di nuovi casi) del tumore del seno aumenta in modo rapido e costante e quindi per le donne in questa fascia di età l'autopalpazione è particolarmente raccomandata come strumento di prevenzione. Con il sopraggiungere della menopausa, l'esame può essere eseguito indifferentemente in qualunque periodo del mese e deve essere effettuato con regolarità anche e soprattutto dalle donne sopra i 60 anni poiché il picco di incidenza (numero di nuovi casi) del tumore del seno si colloca proprio tra i 65 e i 70 anni.

L'autopalpazione è un primo strumento di prevenzione del tumore del seno, ma da sola non può bastare e deve essere abbinata, a partire dai 45- 50 anni, o anche prima in caso di familiarità o alterazioni, a visite senologiche ed esami strumentali più precisi come ecografia o mammografia.